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Tuaturnun Tscheppulu - Reposoir

(Gründji)

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Tipologia: Cappella
Anno costruzione:
Secolo: XVII
Toponimo: Gründji
Dedicazione: Tuaturnun Tschappelu / San Pantaléon
Comune: Issime
Architettura: a capanna
Ubicazione: fondovalle
Accesso: facile
Disabili:
Percorso: intervallivo
Stato attuale: restaurata
Progetto di restauro:

L’oratorio si trova in località Gründji nel punto in cui la mulattiera che saliva dal paese si biforcava nelle due mulattiere principali di accesso al Vallone di San Grato, una, a destra, chiamata d’Birriuku e l’altra, a sinistra, detta Hubaleebi.

L’oratorio era dedicato a Saint-Pantaléon e al suo interno era conservata la statua di San Pantaleone. Serviva da ricovero per i viandanti e da reposoir per i defunti – di Tuaturnun Tschappelu (cappella dei morti) del Vallone di San Grato. A fianco dell’oratorio nel 1915 si costruì un Santuario chiamato «La Grotta» dedicato a Gesù Agonizzante, affinché gli oltre cento giovani partiti per la guerra tornassero sani e salvi. Fu voluto dal parroco di allora Grat Vesan (1870 –1946).

L’edificio compare già in una Carta Topografica in misura del Ducato di Aosta presumibilmente delineata in occasione dei rilevamenti del territorio valdostano promossi dall’Amministrazione centrale sabauda tra il 1752 e il 1753. Il disegno fu realizzato dagli ingegneri e cartografi dai sig.ri Avico Durieu, Carelli Denis e Sottis.

Anticamente il parroco raggiungeva il reposoir del Gründji per unirsi al corteo funebre ed accompagnare il defunto fino alla chiesa parrocchiale; serviva come punto di riposo – d’röschti – il primo per chi saliva dal fondovalle.

Era completamente aperto in facciata, come peraltro molte cappelle ad Issime ancora alla fine del XVIII secolo. Infatti nel 1786 il vescovo Solar prescrisse che venissero chiuse con la creazione di una porta d’accesso. Le cappelle aperte in facciata erano quella di Chincheré, di San Giuseppe a Preit, di San Luigi Re di Francia a Ricourt, della Madonna delle Nevi a Proasch, della Madonna di Loreto a Sengle e di San Nicola al Biolley. In occasione della realizzata della cappella della Grotta nel 1915, l’antico oratorio dedicato a Saint-Pantaléon fu trasformato in ricovero per i pellegrini e come sacrestia della Grotta.

È un luogo carico di memoria che rimanda agli issimesi una pluralità di situazioni e significati, ma soprattutto le fatiche e i patimenti della vita. Eventi che hanno contribuito alla creazione di miti e riti collettivi e non ultimo la scelta di Vesan di costruirvi il nuovo Santuario. Molti i racconti che si affastellano, fra i tanti, quello che narra di un tempo molto lontano, quando il Vallone era abitato tutto l’anno, e dodici uomini mit a ruat houbu con un cappello rosso, scesero da San Grato per assistere alla messa di Natale e nell’oratorio si cambiarono d’abito; e infine la vicenda di Christine Rolland, che vide morire, nel villaggio di Benecade, la figlia di una malattia infettiva, per questo nessuno salì per trasportare il cadavere in paese e dargli sepoltura, se lo caricò sulle spalle, scese fino all’oratorio e lo depose in una cassa.

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