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Santuario della Grotta

(Gründji)

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Tipologia: Cappella
Anno costruzione: 1915
Secolo: XX
Toponimo: Gründji
Dedicazione: Gesù Agonizzante
Comune: Issime
Architettura: a grotta
Ubicazione: In quota
Accesso: facile
Disabili:
Percorso: intervallivo
Stato attuale: restaurata
Progetto di restauro:

Con l’eccezione della cappella dedicata a San Grato al Chröiz che è stato fulcro devozionale della vita religiosa della comunità alemanna del vallone di San Grato dove i walser si insediarono fin dalla fine del XII secolo, della scomparsa Chapelle des Allemands edificata sul prato omonimo Le Pré des Allemands nel fondovalle di Issime dalla comunità walser del Vallone di Bourinnes distrutta dall’alluvione del 14 ottobre del 1755 e infine della cappella del Buart edificata all’inizio del XVII secolo per voto popolare, le altre cappelle di Issime sono l’espressione della volontà di famiglie per la maggior parte abbienti che soprattutto nel corso della seconda metà del XVII secolo edificarono solitamente nel proprio villaggio, vicino alla propria casa un edificio sacro come segno di devozione, di radicamento e di continuità. Basti pensare:

. alla cappella di Chinchéré legata alla famiglia Consol Péjetsch

. a quella di Sengle dei Consol Stoffultsch

. a quella di Preit dei Laba e dei notabili Ronc Kloasch

. a quella di Ricourt dei Linty – alcuni membri di questa famiglia ricoprirono cariche importanti nella comunità

. a quella del Biolley legata agli Stévenin e ai Geors

. a quella di San Valentino del Pra espressione della famiglia Christillin

. a quella del Rickard della famiglia Gal.

. e a quella di Pioani – Piane, dedicata a San Giovanni evangelista, edificata nel 1695 dalla famiglia Busso Schützersch poi demolita nel 1890 quando fu realizzata la strada carrozzabile che risale la Valle del Lys.

In questo panorama fa eccezione la cappella della Grotta nata per volontà dell’intera comunità di Issime colpita dall’enormità della tragedia della guerra, non è un caso che ancora oggi tutta la comunità e particolarmente legata a questo luogo.

Il Santuario della Grotta è anche indissolubilmente legato alla figura del parroco di Issime Grat Vesan (1870-1946) nativo di Torgnon, già conosciuto dai suoi contemporanei come le Saint Curé d’Issime.

Grat Vesan a seguito dell’ingresso in guerra dell’Italia nel primo Conflitto Mondiale, propose alla popolazione la costruzione di un Santuario nella località detta Gründji, da dedicare a Gesù Agonizzante, affinché i 130 giovani partiti per il fronte tornassero sani e salvi. La scelta di opporre alla logica della guerra la costruzione di un luogo sacro non fu casuale: così facendo Grat Vesan non permise alla popolazione di chiudersi nel tormento, ma al contrario propose a tutti momenti di condivisione, soprattutto alle donne che avevano visto i figli partire per il fronte. Così scriveva sul suo diario: « Je voyais le départ de mes deux frères et de grand nombre de soldats d’Issime et je ne voyais que larmes dans toutes les familles; je voulais, les soulager et les aider et ce désir de mon ex-voto me préoccupait, jour et nuit, mais je le voulais et il fallait le commencer avant la fin du 1915 ».

In effetti, come disse Vesan: «Le grazie abbondanti hanno certamente fatto sentire il loro effetto, se teniamo conto dei pochi morti che Issime annovera. Su 130 soldati circa, si contano 6 morti, nessun disperso e nessun ferito grave».

La Grotta fu interamente progettata e realizzata da uomini di Issime: Désiré Chouquer (1885-1927) progettista, Jean-Dominique Christillin Pietersch (1859-1931) impresario e Joseph-Hygin Ronco Tönzisch (1856-1930) capomastro. La cappella fu edificata in tempi da record, il primo colpo di piccone fu dato il 24 giugno del 1915 mentre fu benedetta il 6 agosto del 1916.

La Grotta, così chiamata per via della sua struttura architettonica di edificio semi-ipogeo, sorge nel punto in cui la mulattiera cha sale dal Duarf, il capoluogo, si divide nelle due vie di accesso al Vallone di San Grato, dette rispettivamente d’Birriuku e d’Hubaleebi, che si snodano lungo i villaggi del versante sinistro e destro di quest’ultimo. Già anticamente in questo luogo fu edificato l’oratorio dedicato a Saint-Pantaléon, oggi detto la sacrestia, che serviva da ricovero per i viandanti e da – reposoir – posa per i defunti del Vallone. Completamente aperto in facciata, era uno dei punti di riposo – d’röschti – il primo per chi saliva dal fondovalle ed era il luogo dove il parroco incontrava la processione funebre che arrivava dal Vallone per poi proseguire verso la chiesa parrocchiale. È un luogo carico di memoria che rimanda agli issimesi una pluralità di situazioni e significati, ma soprattutto le fatiche e i patimenti della vita. Eventi che hanno contribuito alla creazione di miti e riti collettivi e non ultimo la scelta di Vesan di costruirvi il nuovo Santuario. Molti i racconti che si affastellano, fra i tanti, quello che narra di un tempo molto lontano, quando il Vallone era abitato tutto l’anno, e dodici uomini mit a ruat houbu con un cappello rosso, scesero da San Grato per assistere alla messa di Natale e nell’oratorio si cambiarono d’abito; e infine la vicenda di Christine Rolland, che vide morire, nel villaggio di Benecade, la figlia di una malattia infettiva, per questo nessuno salì per trasportare il cadavere in paese e dargli sepoltura, se lo caricò sulle spalle, scese fino all’oratorio e lo depose in una cassa.

All’interno della cappella della Grotta, decorato con la rappresentazione dell’orto dei Getsemani, vi sono tre altari collocati entro nicchie e due lapidi in marmo con i nomi dei soldati arruolati nella Grande Guerra: circa 130, tra cui soltanto sei morti, segno che il Signore ha ascoltato le preghiere dei fedeli di Issime! Ancora oggi molti si recano nel santuario per pregare e per lasciare un ex-voto.

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