Tipologia: Chiesa
Anno costruzione: 1515
Secolo: XVI
Toponimo: Gressoney-Saint-Jean
Dedicazione: San Giovanni Battista
Comune: Gressoney-Saint-Jean
Architettura: parrocchiale
Ubicazione: fondovalle
Accesso: facile
Disabili: sì
Percorso: di fondovalle
Stato attuale: restaurata
Progetto di restauro:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Battista_(Gressoney-Saint-Jean)
La chiesa di San Giovanni nella sua costruzione
Prima del 1515, essa era situata, con il suo cimitero e il suo presbiterio, a occidente rispetto all’attuale chiesa, vicino a una grossa fontana e in mezzo a un bel prato [nella zona di Gover – NdT].
È stata distrutta da molto tempo, ma per conservarne la memoria si è soliti recarvisi in processione nello stesso luogo due volte all’anno, cioè il giorno di San Marco e il mercoledì delle Rogazioni.
Lì si benedice l’acqua e si recita l’inizio del Vangelo di San Giovanni: In principio erat Verbum, ecc.
Il 18 ottobre 1846, alle cinque del mattino, il torrente di Bino straripò e coprì questa piana di terra e di enormi rocce; fu necessario sgombrarla con grandi scavi, e durante i lavori furono scoperti diversi resti umani, tra cui uno scheletro intero.
La nuova chiesa è stata costruita nel 1515 dall’architetto Goyet d’Issime, come è scritto in lettere gotiche sulla porta principale. All’epoca aveva una sola navata, ma nel 1733, oltre all’innalzamento che vi fu aggiunto, si aggiunsero due navate sostenute da quattro belle colonne in pietra, e vi si costruirono le cappelle laterali.
Nel 1818 fu eretta al centro della navata principale la volta del coro, e fu costruita una seconda sacrestia sull’antica per la conservazione degli ornamenti.
Furono i nobili Battiani a cedere nel 1515 il terreno necessario per l’ubicazione della nuova chiesa, e il nobile Jean-Joseph de Christophe Battiani, dottore in legge e cittadino di Aosta, fece altrettanto nel 1725 per l’ampliamento con due nuove navate e l’ingrandimento del cimitero.
Queste due navate sono irregolari a causa della posizione del campanile, costruito a nord della chiesa nel 1515 senza prevedere le future costruzioni che il numero crescente di abitanti avrebbe richiesto. Nonostante questo difetto, la chiesa di San Giovanni resta bella e ammirata.
Di fronte alla chiesa si erge una grande croce in pietra, che fu posta nel 1735 e benedetta con indulgenze da un missionario, durante la missione del 1777.
La chiesa nei suoi interni
1412. Le sacre specie venivano conservate in un calice di ottone. Il canonico Contoz lo proibì per la Messa e ordinò che si acquistasse un ciborio con la sua patena, entro la festa di San Michele.
1567. Furono trovate in un calice che aveva perso tutta la doratura. Il vescovo Ferragatta ordinò che fosse sostituito con una pisside d’oro sormontata da una croce, entro due mesi, sotto pena di sei corone, metà applicabili alle opere pie e l’altra metà alla mensa episcopale.
La chiesa aveva due calici in argento dorato. Il vescovo ordinò che uno di essi, danneggiato, e un altro in rame dorato, fossero restaurati entro tre mesi, pena la stessa pena.
1596. Il vescovo Ferrerius ordinò che entro un anno venisse costruito un tabernacolo di legno ben costruito e decorato, dipinto in oro e azzurro e rivestito internamente di damasco rosso.
Ordinò che il pavimento della chiesa fosse rifatto entro sei mesi, a spese di coloro che avevano lì dei tumuli funerari, ciascuno per il proprio posto, sotto pena di privazione della sepoltura e altre pene arbitrarie, e a spese del comune là dove non si seppelliva. Lo stesso decreto fu anche emanato nel 1624.
Ordinava di rimuovere dalla chiesa, come in effetti erano stati rimossi, tutti i banchi e le sedie che vi si trovavano, e proibiva di rimetterli o di aggiungerne altri, sotto pena di dieci lire forti per ciascuno e ogni volta. Questo decreto, non essendo stato eseguito da tutti i parrocchiani di Gressoney, Monsignor Vercellin lo rinnovò nel 1624, sotto pena di cento sous d’oro e della scomunica per ciascuno dei sindaci che non vi avessero ottemperato, e ciò entro otto giorni, dopodiché il curato era incaricato di informarlo se tutto era stato eseguito.
Nel 1660, Monsignor Bally prescrisse che si provvedesse l’altare maggiore di un tabernacolo entro tre anni, sotto pena di quattro scudi d’oro.
Attualmente, la chiesa possiede un magnifico e ricco ostensorio, un calice incomparabile per la sua bellezza tra tutti quelli della diocesi (¹), e altri sei calici in argento dorato, salvo uno solo che ha il piede in rame; una croce ornata di cristalli molto bella che racchiude una reliquia autentica della vera croce; è stata acquistata dai fratelli Rial Félix, ecc., dai cappuccini di Ravensbourg nel 1808.
L’organo è eccellente; è stato realizzato nel 1829 dal signor Bossi per il prezzo di 5000 franchi, e ha sostituito il piccolo organo che esisteva e che era stato costruito nel 1719 da un fabbricante svizzero. Esso poggia su una bella tribuna a tre livelli realizzata nel 1824.
I fonti battesimali sono stati realizzati prima del 1834 a spese di Joseph Latellin, originario di questa parrocchia, borghese di Brigue dove morì. Sono costruiti con gusto, e la forma è elegante.
La grande lampada in cristallo che si vede in fondo al coro, così come le altre due, sono frutto della generosità di alcuni benefattori. Verso il 1842, i signori Joseph-Nicolas Delapierre e Jean-Pierre Linty fecero dono alla chiesa di oggetti preziosi, uno dei quali è una ricca e bella pianeta bianca, e l’altro una magnifica ombrellina per il trasporto del Santissimo Viatico. Infine, un baldacchino è stato acquistato nel 1855
(1) È stato donato dai Signori Joseph e Nicolas Delapierre. — Atti della visita del 1834.
Altari della chiesa
1412. L’altare maggiore aveva al di sopra l’immagine di San Giovanni Battista, patrono di questa chiesa. Inoltre, vi erano altri tre altari convenientemente ornati, ma non consacrati.
1567 e 1596. Vi erano sei altari, tra i quali solo l’altare maggiore era consacrato.
1660. Tra gli altari della chiesa, ve n’era uno dedicato a San Biagio, che Monsignor Bally ordinò di dotare di una balaustra entro sei mesi. Un altro era dedicato a Sant’Antonio abate.
1699. Durante la visita a questa chiesa, Monsignor Milliet d’Arvillars vide, oltre all’altare maggiore, gli altari del Rosario (¹), di Santa Caterina, di Sant’Antonio abate, di San Nicola, di Sant’Antonio da Padova e di San Sebastiano; li trovò tutti in buono stato.
1747, 9 giugno. Monsignor Milliet d’Arvillars, assistito dai Reverendi Jean Linty, curato di Fontainemore, e Joseph Necher, prete, consacrò l’altare maggiore sotto il titolo di San Giovanni Battista, e vi rinchiuse le reliquie di San Giorgio e San Valentino martiri.
Nel 1818 fu sostituito da un bell’altare in marmo, per l’acquisto del quale fu fatta una raccolta nel 1814 dai fratelli Jacques e Antoine Delapierre di Novara. Fu acquistato a Ivrea, da un convento soppresso, dal figlio di detto Antoine con suo cugino François Delapierre. Il trono in marmo che lo sormonta, notevole per la sua bellezza, fu fatto nel 1824 dalla cava di Lagno. Il quadro di San Giovanni Battista posto dietro quest’altare è un pezzo molto bello, dono del signor Joseph Delapierre di Novara, e i due altri quadri ai lati di questo sono stati donati dall’attuale reverendo curato e da suo padre.
Lo stesso altare è stato restaurato nel 1855.
(1) La statua di Nostra Signora del Rosario porta l’anno 1682.
Campanile
1412. Nel campanile c’erano due campane e sopra il coro ce n’era un’altra piccola per l’elevazione, Pro associando corpus Dei.
L’attuale campanile fu fondato contemporaneamente alla chiesa, ovvero nel 1515. Dopo la ricostruzione della chiesa nel 1733, fu distrutto e nel 1771 fu a sua volta innalzato di dieci metri, senza la guglia. Nello stesso anno furono rifuse tre campane. Oltre a queste, ce n’è una del 1554 che occupa il secondo posto e che è notevole non meno per la finezza e la bontà del suo timbro che per la sua antichità.
Cimitero
1567. Il vescovo Ferragatta ordinò che entro due mesi venisse costruita una recinzione, sotto pena di sei corone, metà delle quali destinate alla chiesa e l’altra metà alla tassa vescovile.
Ordinò di dipingere l’immagine di Gesù davanti all’altare esistente nel cimitero, e sul quale era consuetudine recitare la passione, e ciò entro due mesi sotto la stessa pena.
1596. Il vescovo Ferrerius ordinò che i muri di cinta, in particolare dietro il coro, fossero restaurati entro sei mesi, che le porte fossero ricostruite e che una grande croce di legno fosse posta al centro; e che la cappella utilizzata per la benedizione dei rami d’ulivo fosse riparata entro tre mesi. Questa cappella, situata al centro del cimitero, apparteneva nel 1624 all’egregoro Baillon. Poiché ostacolava la costruzione delle cappelle che avrebbero circondato il cimitero, il vescovo Vercellin ordinò che fosse demolita entro otto giorni, sotto pena di cento monete d’oro e, in subordine, di scomunica per ciascuno dei fiduciari in caso di contumacia.
Ordinò loro, sotto la stessa pena, di completare la costruzione delle suddette cappelle entro un anno.
L’attuale cimitero, situato dietro il coro della chiesa, fu benedetto nel 1806; è vasto e ben disposto. È notevole per le belle croci che ricoprono le tombe.
Da : Abbé Pierre-Étienne Duc – Histoire des Églises Paroissiales de Gressoney S. Jean-Baptiste et de Gressoney La Trinité – Aosta 1866.
