Tipologia: Cappella
Anno costruzione: 1701
Secolo: XVIII
Toponimo: Chröiz
Dedicazione: San Grato / Santa Barbara
Comune: Issime
Architettura: a capanna
Ubicazione: In quota
Accesso: facile
Disabili: no
Percorso: intervallivo
Stato attuale: restaurata
Progetto di restauro:
La cappella di San Grato, situata all’inizio dell’omonimo vallone in località Chröiz, ha radunato per secoli la popolazione issimese del Tiers de la Montagne. La sua esistenza è documentata fin dal 1601, nel verbale del famoso processo inscenato contro il diavolo dal parroco di Pettinengo, l’esorcista incaricato di liberare il vallone infestato dagli spiriti maligni; le sue origini, tuttavia, sono più antiche, come attesta l’altarolo a sportelli di primo Cinquecento (oggi conservato nella chiesa parrocchiale), con le immagini di san Grato e santa Barbara dipinte a grisaglia all’esterno delle ante e quelle, ridipinte più tardi, di san Giacomo e di san Giovanni evangelista all’interno. L’edificio attuale, a navata unica rettangolare, conclusa da un’abside piatta coperta da una volta a ombrello, risale alla ricostruzione avvenuta nel 1700-1701: nel contratto stipulato con il capomastro Pierre Christillin di Issime si precisa che la cappella dovrà essere nello stile di quella di San Sebastiano a Cogne, evidentemente cara al curato Jean Praz che era stato viceparroco a Cogne.
Jean Praz fu parroco di Issime dal 1692 al 1721, è ricordato per essere stato il promotore della realizzazione dell’imponente altare maggiore in legno policromo della chiesa parrocchiale e del vasto ciclo di affreschi in facciata. A lui si deve anche la ricostruzione della cappella di San Grato e del suo altare, fatto realizzare verosimilmente da quegli stessi scultori valsesiani della famiglia Gilardi che qualche anno prima avevano lavorato per lui per la realizzazione del sopra citato altare maggiore della parrocchiale di Issime.
La chapelle sous le vocable du Glorieux St Grat au lieu et pertinence de la montagne, distante de la mère église de deux heures, a été bâtie dans un temps immémorial et rebâtie en environ l’an mille sept cent. Così nel 1786 il parroco di Issime Jean-Ange Roncoz descriveva la cappella di San Grato, benedetta il 7 settembre 1702. In quel momento, a parte il pavimento che era da rifare sia nel coro che nella navata, l’edificio era in buono stato. Accanto alla cappella sorgeva il campanile dotato di una campana del peso di 30 rups. Essa possedeva un calice con patena, una palla, un corporale, una borsa, un velo, un purificatorio, tre messali di cui uno quasi nuovo, uno in caratteri gotici in pessimo stato e uno piccolo e in cattivo stato, una pianeta in damasco bianco e rosso con stola e manipolo, una in lana con vari colori, un paliotto in damasco bianco e rosso, e un secondo molto usato, una stola blu e bianca, tre albe di cui una in tela fine e due in tela comune, due cuscini di basane, una lampada in ottone, due ampolle di stagno, sei candelieri, un crocifisso di ottone, le cartegloria, tre tovaglie, un cofano con chiave e serratura, una credenza, utilizzata un tempo come altare, con chiave e serratura. Sull’ altare in legno dorato e scolpito era posto un chef qui renferme la relique du dit saint Grat. Lo stesso reliquiario sembrerebbe riconoscibile nell’inventario redatto dal notaio Mathieu Christillin il 3 aprile 1769 in cui è indicata la presenza de la statue de St Grat en l’autel, couverte d’une pièce soit de soye soit voiles de diverses couleurs contenant dit-on les reliques du même saint. E’ interessante notare che il notaio instillava un velato dubbio circa l’autenticità delle reliquie contenute, raccolto anche nell’Etat de la paroisse del 1786 : statue soit Chef de St. Grat dans le quel doivent être des reliques d’icellui, mais on ne sait s’il y a des indulgences accordées à la ditte Chapelle.
La statua o chef menzionato nella documentazione di fine Settecento potrebbe identificarsi con il busto posto sull’altare della cappella di San Grato, ancora documentato in loco dalle fotografie pubblicate dal canonico Edouard Brunod nei volumi di Arte Sacra, e oggi ritirato in chiesa per motivi di sicurezza, forse realizzato contestualmente all’altare della cappella, commissionato dall’allora Jean Praz verosimilmente agli stessi scultori Gilardi. Il busto fu oggetto di manutenzione nel 1868 da parte dello scultore valsesiano Giovanni Battista Guala, chiamato per realizzare le sculture dell’altare di san Rocco della chiesa parrocchiale e per eseguire altri lavori nella cappella di Mühni e in quella di San Grato, tra cui la doratura del busto.
Caratterizzato da un doppio basamento, il primo con volute e zampe leonine e il secondo a base triangolare con volute, il reliquiario raffigura un vescovo a mezzo busto in abiti pontificali. Il volto presenta caratteri fisiognomici molto marcati, occhi enormi, naso pronunciato e labbro inferiore prominente. A guisa di fermaglio del piviale vi è una cartella all’interno della quale si apre una piccola teca contenente a sua volta un medaglione in metallo argentato contenente le reliquie di san Grato e di san Giocondo, verosimilmente inserito nel reliquiario nel 1868 dal vescovo Jans come attesta il foglio di autentica che accompagna le reliquie dei due santi, mentre in precedenza si segnalavano solo quelle di San Grato.
Nel museo parrocchiale si conservano diversi altri arredi già nella cappella: una statua di santo vescovo apparentemente dell’inizio del Quattrocento; la raffinata Santa Barbara, elegantissima nelle sue ricche vesti e nell’elaborata acconciatura a trecce arrotolate, opera di uno scultore della Germania meridionale poco dopo il 1500 (forse in origine custodita entro l’altarolo a sportelli?); e il dipinto dell’altare coevo alla ricostruzione, firmato dallo sconosciuto pittore «Dominique» e datato 1702. La tela rappresenta i santi Grato e Barbara e la Madonna col Bambino, quest’ultima derivata al modello della veneratissima tela conservata nella chiesa della Consolata di Torino (a sua volta copia dell’icona duecentesca di Santa Maria del Popolo a Roma).
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