4
5
4

Cappella di Notre-Dame aux Neiges

(Proasch)

5
Tipologia: Cappella
Anno costruzione: 1653
Secolo: XVII
Toponimo: Proasch
Dedicazione: Notre-Dame aux Neiges / San Rocco
Comune: Issime
Architettura: a capanna
Ubicazione: fondovalle
Accesso: facile
Disabili:
Percorso: di fondovalle
Stato attuale: sconsacrata
Progetto di restauro:

Nel 1785 Monseigneur Paul-Joseph Solar, vescovo di Aosta, inviò ad ogni parrocchia della Valle un questionario, il “Formulaire des états et des inventaires que messieurs les curés prépareront pour la première visite pastorale”. I dati raccolti andarono a costituire quattro preziosi volumi su l’Etat des paroisses, con notizie relative alla popolazione residente, alla condizione della struttura e dell’interno della chiesa parrocchiale, ai suoi mobili, alle sue rendite, ai benefici, e alle cappelle (J.-A. Duc, Histoire de l’Église d’Aoste, Tome IX, Aoste 1914 [ristampa anastatica 1997], p. 13). Il questionario di Issime fu compilato dal reverendo Jean-Ange Roncoz (parroco di Issime dal 1785-1815) in occasione della visita pastorale del vescovo Solar che avvenne il 7 luglio del 1786. Le notizie raccolte dal parroco relative alla cappella di Proasch sono contenute in un documento che riportiamo per intero (copia conservata in archivio parrocchiale): Pour la chapelle du Pian, état, etc. de la ditte chapelle donné par Jean Pierre fils à fu Jacques Praz au Rd Jean Ange Roncoz Curé du present lieu ce vingt huit janvier mille sept cents quatre vingts et six.

A Issime ce vingt huit janvier mille sept cents quatre vingts et six dans le presbitere du present lieu s’étant constitué à la requisition du dit Rd Curé, Jean Pierre fils à fu Jacques Praz comme executeur des legats de fu Dom Rd Jean Praz jadis curé d’Issime, et de la messe annuelle et perpetuelle leguée et ordonnée par fu Jacques de fu Pierre Praz frere de l’ayeul du dit Rd Praz, a donné l’état présent.

La Chapelle du Pian sous le vocable de Notre Dame aux Neiges située au lieu de Pian pertinence du Praz, distante de la Mere Eglise d’un tiers de lieuve, a été batie l’an mille six cents cinquante trois -1653.

Elle a été dottée pour sa manutention en capital de cinq cents livres vigeur d’instrument de Rd dom Jean Praz pour les Curé de la présente paroisse l’année mille sept cents dix huit reçu par Jean Jacques Alby notaire, imposée la ditte somme avec les deux messes çi après designée sur une piece de pré Champ et bois sises et jesantes au dit lieu riere la ditte Chapelle, proche et devant la maison paternelle du dit testateur de la Contenence d’environ huit quartanée de bien monde, dont les fins sont du levant la ditte Chapelle les biens de la fondation d’ycelle, le Chemin public, du midi Pierre Nicolas de fu Jean Pierre Chamonal, Jean jacques et son frere Jean Pierre fils à fu Jean Pierre Stevenin, du couchant Pierre de fu Christophle Christillin par un vacoles acquis de la Commune et autres, et du nord les domiciles, et Cours paternelles et Pierre de fu Christophle Christillin sus dit. La ditte piece sous le n° du cadastre 630

La ditte Chapelle a été dottée pour son entretien et fondation d’une piece de pré en bon fond vigeur d’instrument fait et ordonné par Jean Jacques de fu Pierre Praz l’année mille six cents et trante – 1630, le dix neuf du mois d’octobre reçu par egrege Etienne Goyet de Fontainemore Notaire. La ditte piece est aussi jesante au dit lieu dont les confins sont les biens ci devant detaillés, Jacques de fu Jean Pierre Chamonal, le respectable avocat Pierre Joseph Albert, et autres laquelle piece s’appelle isle: le tout possedé par le sus dit Jean Pierre Praz come heritier des sus dits fondataires, qui est obligé à entretenir la ditte Chapelle et à y fournir tous les parements necessaires pour la ditte Chapelle en possedant les sus dits biens. La dite piece sous le n° du cadastre 510

Le Rd Curé de la présente paroisse est obligé annuellement et perpetuellement a célébrer deux Messes, une le jour de Notre Dame aux Neiges, et l’autre le lendemain de l’Assomption de Notre Dame ou autres jours si tels sont legitimement empechés, et le dit Rd Curé perçoit quarante cinq sols annuellement pour les dittes messes, vingt cinq sols pour celles du patron qui est le cinq du mois d’aout et vingt sols pour celle qui ce célèbre le lendemain de l’Assomption; et les dittes deux Messes se doivent célébrer à basse voix sans aucun autre office.

Le batiment de la ditte Chapelle, quoique petit, se trouve aujourd’hui assé en état d’y célébrer, qu’elle n’a au devant qu’une grille de bois et qu’elle est mal pavée.

La ditte Chapelle possede une Chasuble avec son étole et son manipule de differentes couleurs en laine, et en médiocre état; un autre avec son onniet et son cordon de toile de pays en mediocre état un devant autel en mauvais état, trois nappes en mediocre état, la pierre sacrée entouré d’un linge en état un missal d’antique, deux petit chandeilliers de bois simple, les canons et le Crucifix en simple état aussi bien que la face de l’autel.

Pierre Praz

|

. Jean-Jacques Praz (fonda la cappella nel 1630 e la edifica nel 1653)

. Jean Praz (vivente nel 1645)

|

Pierre Praz († 1718)

|

. Jean Praz curé (1665-1721)

. Pierre Praz sposa Marie

|

Jacques Praz (1708-1748) sposa nel 1736 Anne-Marie Alby

|

Jean-Pierre Praz (1736-1793) colui che detta al parroco Jean-Ange Ronco nel 1786 le notizie sulla cappella di Proasch. Muore sul colle del Piccolo San Bernardo il 10 luglio 1793 mentre l’armata sarda tiene le posizioni impedendo ai Francesi di prendere il controllo del valico, fu sepolto a Thuile.

Questo documento, come i successivi, non fa riferimento all’intitolazione in onore di San Rocco della cappella di Proasch al momento della sua fondazione, così come invece è riportato dal parroco Grat Vesan nel volumetto pubblicato in occasione del Congresso eucaristico interparrocchiale che si svolse ad Issime nel 1941 (G. Vesan, Congresso eucaristico interparrocchiale, Issime (Aosta) 18-25 maggio 1941, Torino 1943, p. 118), in cui si afferma che la cappella fosse un ex-voto per la terribile peste che nel 1630 aveva fatto numerose vittime in Valle.  È probabile che il parroco Jean Praz abbia voluto cambiare di intitolazione da San Rocco alla Madonna delle Nevi, così come fece per la chiesa parrocchiale con una convenzione stipulata l’11 marzo del 1715 con il nobile avvocato Mathieu Biolley per dotare la chiesa di nuovi arredi in occasione del cambiamento dell’intitolazione da San Giacomo alla Vergine Santissima Incoronata. Il fatto che delle tre statue che adornavano l’altare una fosse di San Rocco è una conferma indiretta. L’altare fu trasportato nella vicina cappella di San Valentino dal parroco Grat Vesan nel 1934 (G. Vesan, op. cit., p. 120). Le statue contenute erano, la Vergine col Bambino, San Rocco e San Bernardo da Mentone, quest’ultimo considerato dai Valdostani come protettore del bestiame. Le tre statue furono rubate nella notte fra il 28 e 29 aprile del 1975, come conferma la regolare denuncia, conservata in archivio parrocchiale, del parroco Candido Montini del 29 aprile dello stesso anno.

Il testamento del 3 ottobre 1718 del reverendo Jean Praz parroco di Issime, dottore in Diritto all’Università della Sapienza di Roma, lega alla cappella una seconda messa annuale confermando il legato fatto dal suo antenato Jean-Jacques del fu Pierre Praz. Inoltre lega la somma di cinquecento lire per eventuali riparazioni, e impone, per assicurare la dotazione, un legato su un prato nello stesso villaggio. Jean Praz nacque nel villaggio di Proasch nel 1665 nella casa di famiglia, edificata nel 1645. Fu viceparroco a Issime dal 1690 al 1691, poi parroco dal 9 maggio del 1692 al 13 settembre 1721, giorno della morte che avvenne ad Issime in casa parrocchiale. A lui si deve l’affresco sulla facciata, l’erezione del magnifico altare maggiore, la porta, il pulpito della chiesa parrocchiale, e il rifacimento della cappella di San Grato. Nell’anno successivo la sua morte gli eredi restaurarono la cappella secondo le volontà testamentarie.

Un certo Pierre Tempesta il 29 dicembre del 1812 entrando in possesso dei beni della famiglia Praz, acquisì anche l’onere di far celebrare le due messe di legato.

Nel 1844 le discendenti dirette di Pierre Tempesta, ereditando i beni di famiglia, decidono di estinguere il legato imposto sulla cappella di Proasch e a questo proposito inviano una supplica all’allora vescovo André Jourdain (la supplica delle sorelle Tempesta e la successiva ordinanza del vescovo André Jourdain sono conservati presso l’archivio parrocchiale di Issime). Marie-Françoise, Christine-Fidèle e Anne-Marie Tempesta, rappresentate dai rispettivi coniugi Jean-Doménique Storto, Jean-Louis Linty, e Jean-Jacques Stevenin, e altre due sorelle Marie-Fidèle e Christine-Geneviéve, figlie di un secondo matrimonio del fu Jean-Pierre Tempesta, rappresentate dalla nonna materna Marie-Madeleine vedova di Jean-Joseph Mathery, a sua volta assistita dal protettore Jacques-Joseph Storto, chiedono di estinguere il legato, di svincolare il prato sul quale è imposto, di affidare alla cura della parrocchia le due messe annuali, e infine di poter abbattere la cappella, già da molti anni interdetta dal vescovo Solar. Fra le varie motivazioni affermano che a poca distanza sorge già un’altra cappella dedicata a San Valentino; che la somma di cinquecento lire di cui è dotata per testamento del parroco Jean Praz del 3 ottobre del 1718 è lontana da quella necessaria per essere riparata; che da quando si è ricostruita la strada comunale la cappella risulta isolata in mezzo al prato senza alcun sentiero di accesso; che nella parrocchia di Issime esiste già un’altra cappella sotto il titolo della Madonna delle Nevi in cima alla montagna dove si era deciso di far celebrare la messa nel giorno patronale; che le due messe annuali sono già da molti anni officiate nella chiesa parrocchiale, cioè da quando la cappella è stata interdetta; e infine che i beni di Pierre Tempesta sono ora divisi in cinque lotti e che in futuro si andrà certamente incontro a difficoltà nel celebrare le messe di legato e a mantenere la cappella in uno stato decoroso.

Le sorelle Tempesta offrono in cambio  […] de payer à la fabrique de l’eglise, le capital de mille livres, à se verser cinq cent livres dans trois ans plus prochains, avec l’intéret légal à couvrir dès la présente année 1844, et les autres cinq cent livres dans six ans sans intéret jusqu’alors. La fabrique pourrait utiliser avantageusement la susdite somme de mille livres, pourvu quell’elle en déspose une partie pour la célébration des deux messes de leg, qui resteront à sa charge, les quelles se diront desormais à l’eglise paroissiale … et ils s’obligent en outre de payer de leur bourse, les deux messes annuelles qui se diront desormais à l’eglise, jusqu’au final payement de la predite somme de mille livres.

La risposta del vescovo André Jourdain arriva il primo marzo dello stesso anno. Con un decreto il vescovo accetta la supplica delle sorelle Tempesta, stabilendo in otto punti le azioni previste. È accettata la somma di lire mille, cinquecento da versare entro il 1846 con un interesse del 5% dal primo gennaio dell’anno 1844, il resto in sei anni senza interesse, liberando le sorelle da ogni obbligo e permettendo loro di abbattere la cappella visto che est très petite, en bien mauvais état, est interdite déjà en 1789 par Mg. Solar, inoltre nei pressi è presente un’altra cappella qui est beaucoups plus à la portée des habitants du village. Il decreto stabilisce di celebrare le due messe di legato nella cappella di San Valentino per la somma di 3 lire e 50 centesimi ciascuna, ogni messa bassa sarà seguita da un De Profundis; spetterà al Consiglio di fabbrica di far celebrare le due messe quando riceverà la somma intera di mille lire, imponendo il legato sulla parte di prato che appartiene alla fabbrica, nel luogo detto Coumounou (una  porzione del grande prato che si trova al Letz Duarf, ancora oggi chiamato in töitschu Kumunu, in francese Condemine, attualmente occupato da recenti costruzioni). Infine si dice che la supplica e il decreto che ne segue saranno trascritti sui registri della cancelleria per accedervi al bisogno, nel registro n. 45, pagina 79 del libro 3. delle ordinanze.

Torniamo ora alla visita pastorale di Monseigneur Solar del 7 luglio 1786. Dall’atto della visita, conservato presso l’archivio parrocchiale, veniamo a sapere, fra altre notizie, che alcune cappelle presentavano un grande portale d’accesso ad arco chiuso da una griglia lignea. Le cappelle erano quindi completamente aperte in facciata, come peraltro molte altre in Valle. Il vescovo in quella occasione scrisse: Nous ordonnons d’enlever les rateaux de bois devant les chapelles de Chincheré, de St. Joseph, de St. Louis, de N. D. des neiges au Praz, et de N. D. de Lorette au Ceigle, et de murer le devant des dittes chapelles d’y laisser une porte avec deux fenetres à coté avec leur grillage et chassis et en attendant que les dittes reparations soient faites, les dittes chapelles resteront interdittes, et les legs qui s’y doivent accomplir se feront à l’eglise sous le même retribution (anche la cappella dedicata a San Nicola al villaggio del Biolley era aperta in facciata ed aveva una griglia in legno, come ancora si può notare all’interno della cappella), poco oltre aggiunge per la cappella di Proasch Nous ordonnons dans l’espace d’une année … de pourvoir d’un calice et patêne, et de paver la chapelle de Notre Dame des neiges au Praz.

A causa di questa apertura in facciata, infatti, le cappelle erano esposte alle intemperie stagionali e, complice l’incuria, al conseguente degrado. Questa tipologia di edificio sacro era diffusa in Valle, e ancora all’inizio dell’800 questo problema si evidenzia per la cappella di Notre-Dame de Pitié in località Pont-Suaz di Charvensod, tanto che il parroco scrisse al vescovo: l’on devrait faire un paravant en toile en devant de l’entrée pour que dans les vents inopinés et les grands froids la sainte hostie ne soit emportée de dessus de l’autel ( V. M. Vallet, Manifestazioni del sacro: lineamenti di storia dell’arte nel territorio di Charvensod, in R. Borbey, C. Frezet, G. Giachino, M. Lucianaz, J.-G. Rivolin, V. M. Vallet, Charvensod: le testimonianze della fede, Aosta 2010, p. 134-239, in particolare p. 218-219).

Sappiamo, come già affermato, che la cappella di Proasch fu interdetta definitivamente dal vescovo Solar nel 1789, in quanto non fu mai costruito il muro in facciata, e sappiamo anche che non fu mai abbattuta, come invece si chiedeva nei documenti del 1844. Evidentemente si decise per un altro utilizzo visto che ancora oggi è lì nel prato di Proasch. Nella prima metà del ‘900 fu aggiunto un avancorpo e il tutto utilizzato come garage, attualmente in disuso. La facciata della cappella, oggi visibile solo all’interno del fabbricato, presenta ancora l’apertura ad arco in cui anticamente era collocata la griglia lignea. Sotto il colmo sono dipinti la croce sabauda, la data 1722, le iniziali del parroco Jean Praz e alcune figure geometriche. La struttura dell’edificio è intatta, sono ancora presenti la volta a crociera, la finestra aperta verso sud, il pavimento in pietra, e tracce policrome di un antico altare. L’altare ligneo della cappella fu trasportato nel 1934 nella cappella di San Valentino dal parroco Grat Vesan, dove si trova tutt’oggi, ma privo delle statue che lo adornavano.

Un’ultima curiosità, sull’affresco della facciata della parrocchiale di Issime nel personaggio in abito ecclesiastico rappresentato in alto a sinistra sopra la schiera degli eletti ammessi nel Paradiso è lecito riconoscere il parroco Jean Praz che nel 1698 commissionò al pittore Francesco Biondi pittore benovese la decorazione della facciata. La figura si differenzia dalle altre per un maggiore sforzo di individuazione fisionomica, e indossa il rabat, il collarino costituito da due pezzi di stoffa rettangolari caratteristico della veste corale secondo l’uso gallicano, adottato in tutta la diocesi aostana sotto l’episcopato di mons. Bailly (1659-1691). Come spesso nei ritratti dei committenti o negli autoritratti degli artisti, il suo sguardo è rivolto verso lo spettatore, in un dialogo muto con la realtà che indica la sua estraneità al contesto della scena rappresentata. La somiglianza del personaggio con il ritratto del rev. Praz, anche in questo caso raffigurato con il rabat, coevo all’affresco e conservato negli uffici parrocchiali, pare confermare l’identificazione.

© Copyright 2024 – Michele Musso e Sandra Barberi

Tutti i diritti riservati

 

Il contenuto di questa pagina (tra cui il testo e le immagini) sono di esclusiva proprietà di Michele Musso e Sandra Barberi.

Ogni diritto sul presente lavoro è riservato ai sensi della normativa vigente. La traduzione, l’adattamento, l’elaborazione, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresa la memorizzazione elettronica), totale o parziali, di tutto il materiale contenuto in questa pagina sono riservati per tutti i paesi. La riproduzione, la pubblicazione e la distribuzione, totale o parziale, di tutto i materiali elaborati, inclusa la memorizzazione digitale sono espressamente vietati in assenza di una autorizzazione scritta di Michele Musso e di Sandra Barberi.