Tipologia: Cappella
Anno costruzione: 1621
Secolo: XVII
Toponimo: Biolley - Bioulei
Dedicazione: San Nicola
Comune: Issime
Architettura: a capanna
Ubicazione: In quota
Accesso: medio
Disabili: no
Percorso: di fondovalle
Stato attuale: restaurata
Progetto di restauro:
L’attuale cappella dedicata a San Nicola risale al 1621 e fu realizzata per volontà di tre fratelli, Antoine, Dominique e Jacques Stévenin e da un certo Jean Pierre Geors. Il primo gennaio del 1625 di fronte al vicario generale della Diocesi di Aosta Giovanni Battista Vercellini si presentarono, per chiedere il permesso di celebrare messa, Giovanni Pietro Geors de Lyonettaz, figlio emancipato di Giovanni Giacomo Bernardo, e Antonio Stévenin figlio di Bernardo, a suo nome e per conto dei suoi fratelli Domenico e Giacomo, i quali riferirono che nel 1621 mossi da ispirazione divina e devozione, costruirono a proprie spese una cappella dedicata a San Nicola nel villaggio del Biolley di Issime: Comparuerunt Joannes Petrus filius emancipatus Joannis Jacobi Bernardi Georgii de Lyonettaz et Antonius Bernardi Stephanyn, tam eius nomine quam Dominici et Jacobi eius fratrum, pro quibus promittunt de rato, narrantes et proponentes sicuti de anno millesimo sexcentesimo vigesimo primo divina inspiratione et devozione moti, capellaniam sub titulo Sancti Nicollaii, in parrochia Issimae, loco dicto le Biolley construendam curarunt eorum propriis sumptibus et expensis ….
Jean-Ange Ronco, parroco di Issime dal 1785 al 1815, fa risalire la cappella al XV secolo, circostanza confermata dai recenti sondaggi che hanno riportato alla luce sulla parete di fondo dell’altare i resti di una decorazione pittorica più antica in cui è riconoscibile la figura di san Pietro.
Come risulta dal Livre terrier del 1645 e dal Catasto sardo del 1772 i Geors abitavano nelle case poste a valle del villaggio, mentre gli Stévenin nella grande casa, ora rudere, che sorgeva a nord e alle spalle della cappella. Attualmente il villaggio è disabitato ma ancora la famiglia Geors discendente da quel Jean Pierre, possiede alcune abitazioni, mentre, almeno in apparenza, dei discendenti dei fratelli Stévenin non si ha più riscontro. Molti edifici sono in completo abbandono e come nel caso del villaggio del Buart meriterebbe un intervento di riqualificazione.
La cappella fu interdetta al culto nel 1693 perché a rischio di crollo, fu restaurata nel 1703. Nel 1780, data incisa sulla trave maestra, l’edificio fu ingrandito e dotato di un piccolo campanile a vela.
In origine sulla facciata della cappella si apriva un grande arcone schermato da una griglia di legno. L’apertura, dal profilo ancora visibile dall’interno in cui si è conservata la trave inserita nell’arco di volta con ancora gli incastri per la griglia lignea, fu murata e sostituita da una porta affiancata da due finestre rettangolari, così come prescritto dal vescovo Solar nel 1786 per le cappelle di Ricourt, Preit, Chinchéré, Sengle e Proasch.
La pala d’altare presente oggi nella cappella, recentemente restaurata a cura dell’associazione Augusta, risale al tardo seicento ed è un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Grato, Pietro e Nicola.
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